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6 novembre 2009

Salvatore Borsellino risponde a Gasparri


Clicca qui per vedere la seconda parte


L'ultima sparata di Tom Tom Gasparri è arrivata come un fulmine a Ciel sereno.

Ospite alla consegna del premio Paolo Borsellino ( premio non riconosciuto dalla famiglia Borsellino), quando una ragazza del movimento delle agende rosse gli consegna un foglio con dieci domande (leggile qui) lui, dopo aver cercato di evitarla, lo prende e dice:” lo prendo ma non lo leggerò... lei è troppo giovane per saperlo ma Paolo Borsellino disitimava suo fratello”.

Da una persona piccola come Gasparri non ci si poteva aspettare un granchè, Salvatore Borsellino ha deciso di querelarlo, vediamo se Tom Tom anche questa volta si difenderà dietro l'articolo 68 della costituzione come ha già fatto con la Forleo (smentito poi dalla core costituzionale) oppure si difenderà in tribunale.

Abbiamo incontrato Salvatore Borsellino che ha risposto a tono a Gasparri, un video tutto da vedere.

12 ottobre 2009

Lo si sapeva da anni


Ascolta qui la seconda parte 


In tema di mafia in questi giorni si sono dette tante cose.

Dopo la puntata di Annozero in cui è stata data la notizia che Paolo Borsellino era stato avvisato che la Mafia lo voleva morto sui giornali è apparso di tutto, chi si è chiesto come mai questa notizia è uscita solo ora e chi ha affermato che fino ad ora si poteva solo immaginare e adesso ne abbiamo la certezza.

L’altro caso è quello della famosa trattativa tra lo stato e la mafia, nel processo per la morte di Paolo Borsellino stanno uscendo notizie importati, il muro di reticenza che c’era intorno al Papello piano piano sta cadendo eppure i magistrati che indagavano lo sapevano da anni che è esistita una trattativa tra lo stato e la Mafia.

Lo dimostra questa intervista che il Blog ha registrato con Alfonso Sabella, magistrato che è stato in prima linea nella lotta alla mafia.

Solo i cittadini sono stati tenuti allo scuro di tutto, tenere il popolo nell’ignoranza è l’unico modo che hanno questi quattro pagliacci per conservare il potere.

Ormai sono ovunque, lo Stato è stato corrotto dall’interno dalla Mafia questa è la realtà.

L’unica via d’uscita è lottare informando la gente di quello che accade alle loro spalle non possiamo arrenderci se vogliamo vincere la guerra


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permalink | inviato da SimoneS il 12/10/2009 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 agosto 2009

Quanti amici ha Totò Riina

 


“Ho voluto qui incontrare il Generale Gallitelli, da poco comandante generale dell’arma dei Carabinieri, per esprimergli la totale vicinanza solidarietà di tutto il Governo ma mia in particolare per un attacco incredibile che ha subito ieri da un settimanale in un articolo in cui cerano della cose farneticanti contro i Carabinieri”

Queste sono le parole che La Russa ha detto a Napoli a proposito dell’articolo di Giorgio Bocca pubblicato da L’Espresso.

Giorgio Bocca, uno ottimo giornalista, non ha affatto attaccato l’Arma dei Carabinieri, a farneticare è il Ministro La Russa.

Nel suo articolo Bocca scrive che è pacifico che alcuni esponenti (non tutti) dell’Arma dei Carabinieri hanno avuto una parte importante nella trattativa tra Mafia e Stato.

Un esempio su tutti: sono i Carabinieri Mori e De Nonno a trattare con Vito Ciancimino dopo le stragi del 1992.

Nessuno, ripeto nessuno, ha attaccato L’Arma dei Carabinieri, Bocca ha solo cercato di far capire a chi ha gli occhi chiusi che la vera lotta che dobbiamo combattere non è quella tra i buoni e cattivi, ma eliminare la connivenza che c’è tra qualche esponente dello Stato e la Mafia.

La Russa, come al solito, non ha capito nulla dell’articolo di Bocca e fa propaganda politica; per fortuna che c’è la rete che non si fa mettere nel sacco da questi pupazzi di cartone.

22 luglio 2009

Intervista esclusiva al giudice Alfonso Sabella, ex PM di Palermo


                     Clicca qui per ascoltare la seconda parte

Paolo Borsellino, omicidio di Stato!

Le pagine dei giornali in cui si parla di mafia, in questi giorni, sono state riempite con la cronaca di quello che sta accadendo nel processo per la morte del Giudice Borsellino.

Le dichiarazioni di Riina e quelle del figlio di Ciancimino la stanno facendo da padrone anche se, come ci ha confermato il Giudice Sabella, non stanno dicendo nulla di nuovo (almeno per i magistrati che si occupano di queste cose).

Nonostante quello che dice, la responsabilità di Riina e della mafia nell'esecuzione materiale della strage, è assodata e non può essere messa in dubbio.

Quello che ancora non sappiamo, o meglio non ne abbiamo le prove, è se alcuni membri delle istituzioni, con il loro comportamento, abbiano contribuito a far si che Paolo fosse ucciso.

Il nostro è un Paese strano, è un paese in cui i gli omicidi “eccellenti” trovano sempre giustizia a metà (alcune volte nemmeno quella), come se oltre un certo punto non si possa più andare.

I risultati che la procura di Palermo ha ottenuto negli anni successivi alla morte del Giudice Borsellino sono la prova che quando c'è unità d'intenti tra stato e magistratura le cose funzionano.

Se ad un certo punto tutto si arena, le responsabilità sono da ricercarsi all'interno della classe politica, nel caso specifico (la strage di Via D'Amelio) l'mpressione è che non ci sia interesse che venga fuori la verità sui cosidetti “mandanti occulti”.

Il Blog ha raggiunto telefonicamente il Giudice Sabella, laureato in giurisprudenza a Milano, comincia prima come avvocato e diventa poi magistrato.

Si avvia nel civile, ma nel 1986 incontra Giovanni Falcone, all’epoca procuratore aggiunto di Palermo e decide subito di lavorare con lui nel pool guidato da Antonino Caponnetto.

Autore di un libro bellissimo : “Cacciatore di Mafiosi”, oggi è Giudice a Roma.

Le sue parole ci fanno capire quanto pericoloso sia, per molte parti politiche del nostro Paese, che la verità sulle responsabilità morali di quella strage sia scoperta e resa pubblica.


Segnalazioni

La prima intervista che il Dott. Sabella chi ha concesso ll 23 Giugno

19 luglio 2009

Paolo Borsellino vive




Sono passati 17 anni anni dalla morte di Paolo Borsellino e la sua scorta e ancora non sappiamo chi sono i mandanti di quella strage.
Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha una sua idea; suo fratello è stato ucciso dallo stato perchè non voleva accettare che si scendesse a patti con la mafia.
In un
agenda grigia di Paolo, ora in possesso della famiglia Borsellino, c'è scritto (da Paolo) che il 1 luglio 1992 il giudice Borsellino incontrò Nicola Mancino, allora Ministro degli interni ed ora vicepresidente del CSM.
Da quell'incontro Paolo ne usci sconvolto, forse li aveva capito che lo stato aveva deciso di patteggiare con la mafia in cambio della cessazione delle stragi e lui non ci voleva stare, firmando la sua condanna a morte.
Mancino affida la sua repilica ad una lettera che consegna al corriere della sera:
"Egregio Direttore,
nell’imminenza dell’anniversario della strage mafiosa di via D’Amelio nella quale caddero il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, mi trovo, mio malgrado, di nuovo messo sotto accusa da Salvatore Borsellino che, dopo un lungo silenzio di oltre dodici anni dall’accaduto, da qualche tempo crede di avere individuato una mia presunta responsabilità morale nell’attentato, che afferma ma non prova. Questa volta lo strumento usato per quella che non esito a denunciare come una aggressione personale, è una videointervista pubblicata oggi, senza che a me sia stata data l’opportunità di replicare, sul sito «Corriere.it».
Nella videointervista Salvatore Borsellino ripete senza modifiche le sue accuse. La ricostruzione dei fatti si ricava dall’interrogatorio che Gaspare Mutolo rese il 21 febbraio del 1996 nell’aula del processo celebrato a Caltanissetta per la strage di via D’Amelio. Senonchè Salvatore Borsellino cita sempre, e anche nel video riportato oggi dal Corriere.it, una sola parte di quella testimonianza, in cui il magistrato dice al pentito che deve allontanarsi per andare al Viminale. Sono in possesso delle pagine processuali".
Sono un po’ lunghe. Cito, perciò, dal volume «L’agenda rossa di Paolo Borsellino», di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, ed. Chiarelettere, pag. 146.
«Sai, Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il ministro, ma…manco una mezz’oretta e vengo». Salvatore Borsellino cita continuamente questa frase, ma mai ricorda quel che Paolo Borsellino disse allo stesso Mutolo al suo ritorno dal Viminale. Se proseguiamo nella lettura de «L’agenda rossa», nella stessa pagina 146, possiamo leggere il seguito del racconto di Mutolo: «Quindi (Paolo Borsellino) manca qualche ora, quaranta minuti, cioè all’incirca un’ora, e mi ricordo che quando è venuto, è venuto tutto arrabbiato, agitato, preoccupato, ma che addirittura fumava così distrattamente che aveva due sigarette in mano.
Io, insomma, non sapendo che cosa (…) Dottore, ma che cosa ha? E lui, molto preoccupato e serio, mi fa che viceversa del ministro, si è incontrato con il dott. Parisi e il dott. Contrada…»
"Dunque, è lo stesso magistrato a non confermare l’incontro con il ministro, ed è la stessa fonte – Gaspare Mutolo – a testimoniarlo".
"Ma Salvatore Borsellino fa sempre una citazione monca, e dà a me del bugiardo".
"Se ci fosse stato l’incontro, perché avrei dovuto nasconderlo?"
Che cosa si sarebbero dovuti dire due persone che non avevano mai avuto rapporti tra di loro il primo giorno dell’insediamento di un ministro al Viminale?
Che non si sarebbero dovute tenere trattative con la mafia? E chi le avrebbe tenute?
Uno che proprio quel giorno era arrivato al Viminale per assumere la responsabilità di dirigere ordine e sicurezza pubblica? Via! Per ricondurre alla giusta dimensione l’atteggiamento di quel Ministro dell’Interno del governo Amato nei confronti della mafia, si ricostruiscano dalle cronache del tempo impegni, decisioni, azioni di contrasto contro la criminalità organizzata"
"applicazione dell’art. 41 bis, allestimento delle carceri di massima sicurezza dell’Asinara e di Pianosa, scioglimento di oltre 60 Consigli comunali inquinati dalla mafia e da altre organizzazioni malavitose: tutte iniziative portate avanti con fermezza ed intransigenza dal Ministro Mancino”.  Nicola Mancino vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Salvatore quello che dice lo prova (vedi foto dell'agenda), se al posto di Mancino Borsellino incontrò Parisi e Contrada, l'ex ministro ci deve spiegare perchè lui non ci andò e cosa si dissero di tanto sconvolgente per Paolo.
Invece il vicepresidente del CSM si nasconde dietro un dito, io non c'ero, ma era il Ministro e doveva sapere cosa stesse succedendo; ce lo dica allora.
Alla fine ricorda tutti i provvedimenti che il suo ministero prese contro la mafia, tutti attuati dopo la morte di Paolo, come se fosse un modo per riparare agli errori fatti fino a quel momento.
Non basta, noi vogliamo sapere che erano i mandanti e le ultime
dichiarazioni di Riina, inseme a quelle di Gaspare Spatuzza, avvalorano sempre di più la tesi di Salvatore Borsellino.
Non non ci arrenderemo finchè la verità non verrà fuori

Nei giorni 18, 19 e 20 luglio a Palermo si terrà una manifestazione di protesta nei confornti dello stato, organizzata da Salvatore Borsellino; noi ci saremo!!

Salvatore Borsellino, tempo fa, ha rilasciato un intervista al nostro Blog che vi ripoponiamo qui


Clicca qui per vedere la seconda parte

24 giugno 2009

Gaspare Spatuzza cambia le carte in tavola sulle responsabilità della strage di Via D'Amelio

 

Gaspare Spatuzza, con le sue dichiarazioni sulla strage di Via D'Amelio, sta sconvolgendo la sentenza definitiva che condanna, Vincenzo Scarantino per aver commissionato a Salvatore Candura e Luciano Valenti il furto della 126 che sarà riempita di esplosivo, Pietro Aglieri (Boss della Famiglia Santa Maria di Gesù) Lorenzo Tinnirello e Ciccio Tagliavia (mafiosi di Brancaccio) per averla posteggiata in Via D'Amelio la mattina del 19 luglio 1992 poche ore prima dell'attentato alla vita di Paolo Borsellino e la sua scorta.

Spatuzza, dopo 11 anni di detenzione al 41 Bis, dichiara al Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: “È venuto il momento di parlare. Ci sono troppi  innocenti in galera e troppi colpevoli in libertà’’, afferma di essere stato lui a rubare la 126 e di averla consegnata ai complici della famiglia di Brancaccio; escludendo Pietro Aglieri.

Le dichiarazioni di Spatuzza, ad una prima analisi, potrebbero sembrare strumentali, dopo 11 anni di detenzione al 41 Bis ( tra i delitti che gli vengono attribuiti, ci sono le stragi del ’93 e la partecipazione all'omicidio di padre Pino Puglisi)  potrebbe “collaborare” per ottenere un alleggerimento del regime detentivo, in realtà ci sono alcuni riscontri a ciò che dice.

Due pentiti, Giovanni Brusca e Giovan Battista Ferrante, entrambi condannati per la strage di Capaci, non credono alle parole di Scarantino e affermano che in carcere “ci sono persone innocenti”

Alfonso Sabella ex PM di Palermo, ora giudice a Roma,  dopo aver ascoltato Scarantino, in una lunga serie di interrogatori, autoaccusarsi di vari omicidi decide di non utilizzare le sue dichiarazioni perchè le giudica inattendibili.

Anche Gioacchino Genchi ha le idee molto chiare su Scarantino:‘’Io non mi sono mai bevuto tutte le sue idiozie, ma non per questo si possono smentire delle acquisizioni processuali che vanno ben oltre le sue ondivaganti e contraddittorie dichiarazioni’’.

Ho raggiunto al telefono il Dott. Sabella, mi ha concesso un intervista molto interessante che ci chiarirà un po le idee sulla vicenda.

Dott. Sabella, è per le persone come lei che noi non abbiamo ancora perso la speranza che verrà fatta giustizia; grazie.

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