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1 maggio 2010

Ritorno alla libertà

 


Tutti sappiamo quello che è accaduto  al Fiume Lambro, ormai in questo paese non ci si stupisce più di niente.

Noi,  razza umana, da anni, stiamo devastando il pianeta ( per interessi economici e politici)  dimenticandoci che non è solo casa nostra ma anche di tutti gli esseri che la popolano, il rispetto per le altre creature ecco quello che ci manca.

Per fortuna non tutti gli Uomini sono cosi, al Bosco WWF di Vanzago ci sono persone che amano e rispettano gli animali, oggi ( 1 Maggio 2010) abbiamo assistito alla remissione in natura di alcuni Germani Reali curati dall’intossicazione causata dagli idrocarburi riversati nel fiume Lambro.
Leggi qui il comunicato stampa dal CRAS




permalink | inviato da SimoneS il 1/5/2010 alle 16:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

31 gennaio 2010

Aggiornamento NO TAV - 2


Continua, nel silenzio dei media, la protesta pacifica del Movimento NO TAV, il blog seguirà da vicino gli accadimenti insieme a Marco Cedolin.

Il 23 gennaio 2010 40.000 persone hanno manifestato pacificamente il loro dissesno alla costruzione della TAV in Val di Susa mentre la tanto annunciata manifestazione del SI TAV si è trasformata in una conferenza tra amici ( circa 6.000 persone).

Chiamparino (insieme al Ministro Matteoli), che ha dovuto ammettere che la maggioranza dei Val Susini non vuole la TAV, ha affermato che si tratta di una minoranza a livello nazionale e che quindi l'amministrazione andrà avanti.

Il ragionamento e chiaramente “stupido”, il fatto che siano una minoranza a livello nazionale non ha nessuna importanza, il treno dovrà passare in casa di persone che non lo vogliono questo importa, se l'amministrazione continuerà nel suo intento si prenderà tutta la responsabilità politica che questa azione porterà.

Quando sarà evidente l'inutilità della TAV e lo spreco dei soldi pubblici per realizzarla, questa gente non perderà solo i voti dei Val Susini ma anche di molti Italiani.


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permalink | inviato da SimoneS il 31/1/2010 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

30 gennaio 2010

Rifiuti, riciclare si può


L'uomo è l'unica specie del Pianeta che produce scarti che nessun'altro utilizza, in questi tempi si parla tanto di ecologia e di ridurre l'impatto ambientale, peccato che siano solo parole senza fatti.

Per capire bene il problema propongo un articolo di Roberto Pirani, esperto in riduzione dei materiali post utilizzo.

In Italia, nella quasi totalità dei casi, i media hanno un approccio al tema dei “rifiuti” che si potrebbe definire come cronaca dei disastri. Nei migliori dei casi affrontano il tema parlando di smaltimento.

Lo smaltimento rappresenta soltanto l’ultima e peggiore opzione possibile per i mal definiti “rifiuti”, indice di fallimento del sistema produttivo e del fallimento delle scelte di tanti, troppi amministratori pubblici. Sia per i media che per la P.A. è necessario assumersi le proprie responsabilità, per i primi cominciando a informare su come si risolvono i problemi (senza etichettare sempre tutto come “emergenza”, termine che viene abusato per nascondere vari livelli di incapacità, leggasi su tutti il libro Ecoballe di Rabitti), mentre per le Istituzioni a qualunque livello occorre maturare la consapevolezza che il criterio indispensabile per gestire al meglio i materiali al termine del loro primo utilizzo è proprio la volontà politica. Dal Parlamento si scaricano le responsabilità sull’anello debole della catena, i Comuni, ma questo non può assolverli.

L’ordine di azione viene sollecitato dall’ultima direttiva sui rifiuti 2008.98.CE del 19.11.2008 che all’art 4 (Gerarchia dei rifiuti) al comma 2 dice testualmente:

Nell’applicare la gerarchia dei rifiuti di cui al paragrafo 1 (prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo, per esempio di energia; e smaltimento), gli Stati Membri adottano misure volte a incoraggiare le opzioni che danno il migliore risultato ambientale complessivo”.

Nelle normative precedenti si parlava di minimizzare il rischio dello smaltimento, ora si imposta il criterio su come prevenire e produrre materiali e imballaggi “preparati” per il riuso e riciclo.

Almeno 10 milioni di italiani in oltre 2000 Comuni, dati ampiamente sottostimati ma gli ultimi disponibili, dimostrano ogni giorno che questa gerarchia non solo è corretta, ma economicamente conveniente sia a livello tariffario diretto, che per il complessivo “sistema-Paese” (compresi i cosiddetti costi esterni evitabili), dovendo l’Italia importare grandi quantitativi di materie prime di cui è del tutto o in parte sprovvista. La qualità, l’organizzazione, la competenza, la solidarietà sono i parametri di riferimento nel settore della gestione dei materiali di scarto.

Alcune righe della parte iniziale di questo articolo fanno parte della nuova Piattaforma operativa della Rete regionale rifiuti del Lazio, che dopo 5 anni (la versione precedente è rintracciabile in rete) è stata rivista per tenere conto degli aggiornamenti nel settore. Grazie alla RRR in tutta la regione Lazio si sono avviati quartieri e intere città con sistemi di selezione spinta dei rifiuti; alcuni quartieri anche dentro la città di Roma, ma nonostante i benefici riscontrati e la praticabilità, in molti comuni laziali permane soltanto l’anacronistico sistema a cassonetto stradale e si parla di nuove discariche (o peggio).

Un altro errore che si commette spesso per imperizia, e le cronache dei giornali in questi giorni ne sono testimoni nel quartiere Testaccio a Roma come in Comuni quali Ariccia e Ronciglione, è voler imporre i nuovi sistemi senza coinvolgere con una corretta progettazione partecipata le popolazioni interessate. Come se il cambio di abitudini fosse una cosa dovuta e non qualcosa da pianificare insieme per raggiungere i migliori risultati.

Come dimostrano Associazioni come quella dei Comuni Virtuosi, condividere le scelte e coinvolgere i cittadini è il solo modo per ottenere risultati, mantenerli e migliorarli nel tempo. Come qualsiasi attività umana, non si può improvvisare, specie quando a livello culturale gli amministratori ne sanno meno di comitati e associazioni sviluppate nei territori: tessuti sociali coagulatisi per opporsi a scelte biocide, come gli inceneritori, si sono fatte promotrici, a vari livelli e in diversi modi, di proposte alternative migliori e subito applicabili, spesso traendo forza e dati inconfutabili proprio da esperienze come quelle in atto (e diffuse) grazie al lavoro dell’Associazione Comuni Virtuosi.

Testimone di progetti replicabili con una banca dati a disposizione è il “Premio Comuni a 5 stelle” giunto al terzo anno da quando è stato istituito e che quest’anno ha visto “vincitore” il Comune di Bra (Cuneo) ma menzioni nelle 5 categorie, tra cui i rifiuti, a Comuni del nord, centro e sud. Per maggiori informazioni, articoli, video, vedasi www.comunivirtuosi.org . Uno degli incipit è proprio: copiateci e adattate al vostro territorio quanto viene messo a disposizione; al posto del campanilismo la condivisione: per non ricominciare sempre da zero a livello amministrativo.

Da tempo sui media romani possiamo leggere articoli (curioso come non si verifichino mai certe dichiarazioni) in cui l’AD di Ama Panzironi dichiara che il porta a porta “costa troppo”. Peccato sia esattamente il contrario: ogni 50mila abitanti che vengono messi nelle condizioni di poter usufruire di un servizio corretto senza cassonetti stradali, si liberano risorse per diffondere il sistema ad altri 50mila abitanti; il sistema di selezione spinta insomma è così conveniente che si autoalimenta. Dal raffronto fra i comuni delle Regioni Veneto e Lombardia (regioni con le più alte percentuali di raccolta differenziata), scaricabile integralmente anche dal sito buonsenso.info (Migliore gestione dei Rifiuti Urbani – Raffronto tra Lombardia e Veneto) possiamo leggere queste conclusioni.

La raccolta domiciliare con separazione secco/umido, presenta sempre in modo nettissimo i migliori risultati, perché:

ha la minore produzione di rifiuti;

ha le più alte rese di raccolta differenziata;

ha i minori costi procapite del servizio di igiene urbana

La raccolta differenziata sta al 25,8% in media in Italia come conseguenza della truffa via Enel che la sola cosa che “valorizza” sono i bilanci dei soliti noti. Si sottraggono carta, cartoni, plastiche e legno a prassi in assoluto migliori e meno costose. In discarica, a causa di questo sistema basato sullo spreco finiscono materiali perfettamente riciclabili. In atmosfera, utilizzando impianti biocidi finiscono inquinanti organici e particolato da metalli pesanti (un inquinante eterno).

Ci sono enti, associazioni che ogni anno ci propongono le medie divise fra nord, centro e sud dei livelli di raccolta differenziata raggiunti, ma una media fra città simili con sistemi non comparabili come ad esempio Ravenna e Novara è un puro esercizio di stile né utile né suggestivo:

Ravenna ha ancora i cassonetti stradali mentre Novara grazie al porta a porta ha superato il 70% di raccolta differenziata. Con il sistema tradizionale non si riduce la produzione di scarti, col sistema “porta a porta” in atto in città come Novara, Capannori, Ponte nella Alpi, etc invece si.

Chi gestisce la raccolta non può e non deve avere impianti di smaltimento perché ne guadagna direttamente un tanto al kg: ci si avvita in un conflitto di interessi insanabile senza la necessaria regolamentazione fra interessi privati e interessi collettivi.

Col “porta a porta” soprattutto si riesce a produrre compost di ottima qualità, (impossibile col sistema stradale) che può essere usato in agricoltura al posto di costosi e impattanti fertilizzanti chimici. Inoltre si previene un processo misconosciuto ai più ma in atto, con l’uso di compost. Un esempio eclatante, è la pianura padana soggetta a desertificazione, per mancati apporti di sostanza organica, e a causa dell’inquinamento.

La scelta di spingere sull’utilizzo dell’organico selezionato alla fonte costituisce un obiettivo strategico nazionale di politica energetica, verso una riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Insomma, si può ottimizzare un percorso che dagli scarti di cibo non produca costi e oneri, ma UTILI per tutti, favorendo una agricoltura di qualità: terreni più ricchi, più facilmente lavorabili, in grado di trattenere maggiori quantità di acqua. Ma dipende dalla volontà politica.

La raccolta differenziata “spinta” non è un fineultimo comunque: è un mezzo, una buona pratica. Se proprio non si è in grado di fare di meglio ci si riduce ad avviare a riciclo la materia. Un sistema corretto non si pianifica per ottenere alte percentuali di RD, ma partendo dalla prevenzione, passando dal RIUSO… per arrivare alla riduzione del conferimento in discarica: il vero dato dirimente. A Capannori in 4 anni si è dimezzata la produzione di scarti, vuol dire che la pubblica amministrazione non ha più il quantitativo di partenza da raccogliere ma un quantitativo dimezzato. A Ponte nelle Alpi si è passati da 360 kg procapite/anno smaltiti in discarica a meno di 40 kg grazie al nuovo sistema (e alla passione e consapevolezza di tecnici, amministratori e cittadini).

Il bisogno di un cittadino è un prodotto: un litro di latte, delle uova, qualunque cosa (davvero) necessaria. non il loro contenitore. Se un cittadino può fare a meno di un contenitore usa e getta è ben contento, da qui ogni esperienza di utilizzo di pannolini lavabili, prodotti alla spina come latte, detersivi etc, le vere alternative di sistema anche secondo la nuova Direttiva europea.

L’Italia può essere salvata dallo “sviluppismo” solo con una ricerca spietata della qualità e dell’efficienza, che non ammetta discrezionalità (leggasi incapacità, mediazioni al ribasso e pigrizia politica). L’amico nonché coordinatore della Associazione Comuni Virtuosi Marco Boschini mi ha insegnato che il difetto peggiore della politica, sembrerà paradossale, è proprio la pigrizia, qui il suo video.

Per questo e per chi insiste testardamente a voler cambiare IL paese (piuttosto che cambiare Paese) è stato scritto questo libro da Marco Boschini: www.anticasta.it. Il coautore di questo libro, Michele Dotti, un educatore impegnato nella cooperazione ci parla della molla maggiore per spingere al cambiamento: la “nostalgia del futuro”. Immaginate diciamo nel 2040 vostro nipote chiedervi: “…nonno, ma è vero che nel 2010 sotterravate in dei grandi buchi il rame, l’alluminio, la carta?…” (e adesso come glielo spiego?) ”…ma perché??!”. Pensate alla difficoltà di spiegare azioni così insensate…

I “rifiuti” non sono un problema, ma una diseconomia: in natura siamo l’unica specie a produrre scorie che l’habitat non può riutilizzare. Questo dovrebbe farci dubitare della nostra effettiva intelligenza. Per ogni comunità locale farsi carico della propria impronta ecologica rappresenta anche il più grande sforzo di solidarietà concreta verso un sud del mondo al quale, negli ultimi 500 anni, si è sottratta anche l’aria pulita. Noi occidentali anneghiamo nel superfluo, scarti compresi, proprio perché al sud del mondo manca l’essenziale.


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permalink | inviato da SimoneS il 30/1/2010 alle 22:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

16 gennaio 2010

NO TAV, si torna in Val Susa

 


I cittadini con l'elmetto sono tornati in Val di Susa dopo quasi 5anni.

Il TAVche dovrebbe collegare Torino e Lione è, come moltissime altre, unascelta scellerata dei nostri dirigenti.

Ci fanno credere che l'alta velocità sarà un vantaggio per i passeggeri e per le merci in transito dall'Italia alla Francia pergiustificare la montagna di soldi pubblici che quest'opera costa, inrealtà non ci sono le quantità necessarie ne di passeggeri ne diMerci per giustificarla.

E' una situazione incredibile, lo Stato chiede i soldi ai cittadini per devastare una valle bellissima come la Val di Susa prospettando vantaggi economici che non ci saranno mai.

Marco Cedolin uno degli attivisti NO Tav ha accettato il mio invito a realizzare una rubrica fissa dove spiegherà i motivi (non politici) che spingono i Valsusini a non volere il TAV; ascoltandolo capiremo che a volte i cittadini dicono NO per motivi tecnici ed economici e non per mera contrapposizione politica ( come la propaganda televisiva fa credere).


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23 dicembre 2009

Il Giornale: I rischi delle scorie nucleari non ci sono


clicca qui per vedere la seconda parte


I rischi delle scorie nucleari, tutte bufale.

Con questo titolo Il Giornale di famiglia tenta di difendere l'energia nucleare, Franco Battaglia, autore del pezzo, cerca di convincere i lettori che la durata della radioattività delle scorie è un pregio “Chi la dice non capisce che è, questo, un pregio e non un difetto dei rifiuti radioattivi: la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto”.


Battaglia paragona le scorie nucleari ai rifiuti tossici che produciamo ogni giorno.

Il paragone è condivisibile, quello che non condivido è la necessità di aggiungere altri rifiuti tossici a quelli che già produciamo.

I pezzi forti dell'articolo sono la produzione e lo stoccaggio delle scorie, secondo Battaglia le centrali nucleari producono pochissime scorie e basta trovare un posto giusto per stoccarle per dimenticarcele.

Peccato che questo ferratissimo giornalista non capisca che non esiste un posto dove stoccare le scorie in sicurezza per tutta la durata della radioattività.

Lo spiega Michele Boato nell'intervista, quando i siti di stoccaggio perderanno la loro sicurezza le scorie all'interno cominceranno a contaminare le aree circostanti, avvelenando il futuro dei nostri figli.

Il vero motivo per cui si vogliono costruire centrali nucleari è solo economico: Gestione degli appalti e dello smaltimento dei rifiuti.

Se invece riducessimo al massimo gli sprechi di energia e cominciassimo a produrre energia attraverso le fonti rinnovabili, non dovremmo ricorrere all'energia nucleare facendo a meno anche di quelle poche scorie che hanno il “pregio di diminuire la propria radio attività in centinaia di anni”

io non voglio avvelenare il futuro dei miei figli


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permalink | inviato da SimoneS il 23/12/2009 alle 22:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

18 dicembre 2009

Il Freccia Rossa ha fatto flop


Clicca qui per vedere  seconda parte

Oggi parliamo del Freccia Rossa, l’opera più grande del dopoguerra secondo il Governo.

Il nostro paese aveva davvero  bisogno del Treno ad alta velocità per collegare Milano – Roma, oppure era meglio usare i soldi per migliorare e rendere efficiente la rete ferroviaria esistente?

I pendolari hanno avuto vantaggi dal TAV?

Soprattutto la TAV è davvero come la dipinge la Televisionee?

Ne parliamo con Marco Cedolin, scrittore e studioso di economia, ambiente e comunicazione, è fra i soci fondatori del Movimento per la Decrescita Felice di Maurizio Pallante e fa parte del Movimento NO TAV valsusino.


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permalink | inviato da SimoneS il 18/12/2009 alle 14:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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